Classificazione dei Rifiuti

rifiutiINTRODUZIONE

 Il decreto legislativo n.206/2001 che disciplina l’impiego confinato dei microrganismi genetica­mente modificati (MOGM), all’art.5, stabilisce che la valutazione dell’impiego confinato al fine di evitare i rischi per la salute umana e per l’ambiente, tiene in particolare considerazione il problema dello smaltimento dei rifiuti e degli effluenti. Infatti, nell’allegato IV “Misure di contenimento ed altre misure di protezione” tra i requisiti minimi e le misure necessarie per ciascun livello di contenimento in attività di laboratorio e per altre attività, vi sono delle indicazioni specifiche in materia che si riassumono di seguito, insieme ad altre indicazioni di interesse (ad esempio sulla necessità di un’autoclave):

tabella00

Inoltre all’allegato V, contempla tra le informazioni da fornire:

 

  • nella parte A relativa alla notifica di impianto (articolo 7), solo per gli impieghi confinati della classe 1 (rischi nulli o trascurabili, livello 1 di contenimento) il riepi­logo della valutazione dell'impiego confinato al fine di evitare i rischi per la salute umana e per l'ambiente e informazioni sulla gestione dei rifiuti;
  • nella parte B, relativa alla notifica di impiego di MOGM di classe 2 (articolo 9, basso rischio, livello 2 di contenimento), la descrizione delle misure di contenimento e delle altre misure di protezione da applicare, incluse informazioni sulla gestione dei rifiuti che saranno generati, il loro trattamento, la forma e l'impiego finali;
  • nella parte C relativa alla notifica di impiego di MOGM di classe 3 (rischio moderato livello 3 di contenimento) e 4 (alto rischio, livello 4 di contenimento) (articolo 10 ), la descrizione delle misure di contenimento e delle altre misure di protezione che saranno applicate, incluse informazioni circa la gestione dei rifiuti, compresi il tipo e la forma dei rifiuti che saranno generati, il loro trattamento, la forma e l'impiego finali.

 Va infine ricordato che la gestione dei rifiuti in generale è disciplinata dal d. lgs. n.152/2006, parte IV, mentre non si applica ai MOGM, per esplicita esclusione dal campo di applicazione, il DPR 15 luglio 2003 “Regolamento recante disciplina della gestione dei rifiuti sanitari […]”. Quest’ultimo regolamento contiene in particolare le modalità di gestione dei rifiuti sanitari a rischio infettivo e quindi, in ambito sanitario, influenzerà sia direttamente le modalità di gestione dei rifiuti non contenenti o conta­minati da MOGM, sia indirettamente la fase finale di gestione dei rifiuti MOGM ove questi siano inattivati per mezzo di un’autoclave che non sia all’interno del laboratorio, ma perlomeno sul piano, ovvero fino al livello di contenimento 3, e dunque al servizio anche di altri settori sanitari all’interno della stessa struttura.

Si osserva, sia nell’articolato sia nell’allegato IV del decreto legislativo. n.206/2001, la distinzione tra effluenti e rifiuti: i primi se convogliati ad uno scarico in conduttura (pretrattamento e/o fognatura) rientrano nella disciplina delle acque (scarichi), mentre se confinati in un volume definito e movimentabile (serbatoi o recipienti di qualsiasi gene­re), rientrano comunque nella disciplina dei rifiuti (si tratta di un orientamento oramai consolidato).

 Altri riferimenti utili sono costituiti dalle norme europee:

  • UNI EN 12461:2000 “Biotecnologie – Processi su larga scala e produzione – Linee guida sul trattamento, l’inattivazione ed il controllo dei rifiuti”;
  • UNI EN 12740:2001 “Biotecnologie – Laboratori di ricerca, sviluppo ed analisi – Linee guida per il trattamento, l’inattivazione ed il controllo dei rifiuti”.

FASI DI GESTIONE

 

“Gestione” è oramai un termine entrato nell’uso corrente per chi si occupa di rifiuti e, secondo quanto stabilito dal d.lgs. n.152/2006 che li disciplina, include tutte le fasi di “vita” del rifiuto, ovvero: raccolta, trasporto, recupero e smaltimento, compreso il controllo di queste operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o intermediario. Ognuna di queste fasi è regolata da prescrizioni di carattere sia tecnico, sia ammini­strativo, che è necessario conoscere.

A tale fine è opportuno che vi sia un programma per la gestione dei rifiuti che preveda:

  •  procedure per le diverse fasi di gestione, con particolare attenzione alla manipo­lazione, inattivazione e trattamento dei rifiuti;
  • assegnazione di responsabilità;
  • informazioni agli operatori sui rischi per la salute e la sicurezza che derivano dai rifiuti che contengono i MOGM;
  • misure di prevenzione e controllo da usare in condizioni normali e di emergenza;
  • un programma di monitoraggio e revisione che verifichi periodicamente le condizioni operative, i dispositivi di controllo di impianti ed attrezzature, la composizione dei carichi di rifiuti e l’aderenza alle procedure;

In particolare, le fasi per cui saranno fornite indicazioni specifiche sono le seguenti:

  • classificazione dei rifiuti;
  • caratterizzazione dei flussi;
  • raccolta ed eventuale deposito presso la struttura, con particolare attenzione al corretto contenimento dei rifiuti pericolosi e alla loro compatibilità;
  • inattivazione dei MOGM nei rifiuti che possono contenerli;
  • eventuale trattamento;
  • eventuale smaltimento (o verifica che lo stesso sia avvenuto correttamente);
  • assicurazione del controllo della tracciabilità del rifiuto.

 

CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI

Per poter individuare i rifiuti prodotti durante l’uso confinato di MOGM, occorre fare riferimento alle attività nell’ambito delle quali tale uso trova applicazione, in quanto i rifiuti sono classificati primariamente in funzione della provenienza:

  • attività sanitarie (ricerca medica e veterinaria, terapia genica, ecc.);
  • agricoltura e agroindustria;
  • processi chimici organici (biotecnologie in ambito farmaceutico o produzione di fitofarmaci, biocidi, cosmetici);
  • operazioni di tipo ambientale (trattamento di reflui e bonifiche di siti inquinati).

 I rifiuti derivanti da queste attività sono, per esplicita dichiarazione del d.lgs. 152/2006, rifiuti speciali (art.184, comma 3, lett. a), c), g) e h)) e come tali devono essere gestiti.

Difficilmente i rifiuti prodotti dall’impiego confinato dei MOGM potranno essere assi­milabili agli urbani. Tale assimilabilità ai fini della raccolta e dello smaltimento richiede la rispondenza a criteri qualitativi e quali-quantitativi che determinano i singoli comuni sulla base di un decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico (originariamente previsto entro 90 giorni).

Soprattutto in ambito sanitario possono inoltre essere prodotti rifiuti contaminati da MOGM, anche radioattivi, i quali sono però esclusi dalla disciplina ordinaria dei rifiuti in quanto regolamentati da normativa speciale, ovvero dal decreto legislativo n.230/1995, come modificato ed integrato dal decreto legislativo n.241/2000. Sono definiti rifiuti radioattivi quei materiali di scarto che contengono o sono contaminati da radionuclidi e la cui concentrazione o attività specifica è maggiore di un valore di soglia. In particolare, il decreto sopra citato stabilisce che i rifiuti radioattivi possono essere smaltiti nell'ambiente, conferiti a terzi e riciclati o riutilizzati, come rifiuti speciali, qualora rispettino le seguenti condizioni:

  • tempo di dimezzamento < 75 giorni;
  • concentrazione di radionuclidi ≤ 1 Bq/g;

fissando così di fatto, le condizioni di soglia di radioattività per i rifiuti.

Per quanto riguarda le caratteristiche di pericolosità, occorre individuare le tipologie di rifiuti prodotti durante l’uso confinato. Un elenco esemplificativo della merceologia dei rifiuti che possono essere prodotti da un laboratorio di ricerca di una struttura sanitaria, è riportato nella tabella seguente:

 tabella01

Uno schema della classificazione dei rifiuti, sempre con riferimento all’ambito sanitario è riportata nello schema a pagina seguente in cui si collega la tipologia del rifiuto prodotto al relativo regime giuridico che ne “guida” le modalità di gestione.

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Il decreto legislativo n.152/2006 e s.m.i. stabilisce che sono rifiuti pericolosi quelli che recano le caratteristiche di cui all'allegato I della parte quarta del decreto. L'elenco dei rifiuti di cui all'allegato D alla medesima parte quarta include i rifiuti pericolosi e tiene conto dell'origine e della composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di concentrazione delle sostanze pericolose. Esso è vincolante per quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi.

Per codificare e classificare un rifiuto si deve quindi fare riferimento all’allegato D del d.lgs. n.152/2006 parte IV che riporta l’Elenco Europeo dei Rifiuti e dà indicazioni per la sua lettura ed in particolare:

“[…] 2. I diversi tipi di rifiuto inclusi nell’elenco sono definiti specificatamente mediante un codice a sei cifre per ogni singolo rifiuto e i corrispondenti codici a quattro e a due cifre per i rispettivi capitoli. Di conseguenza, per identificare un rifiuto nell’elenco occorre procedere come segue:

  1. Identificare la fonte che genera il rifiuto consultando i titoli dei capitoli da 01 a 12 o da 17 a 20 per risalire al codice a sei cifre riferito al rifiuto in questione, ad eccezione dei codici dei suddetti capitoli che terminano con le cifre 99. È possibile che un determinato impianto o stabilimento debba classificare le proprie attività riferendosi a capitoli diversi. Per esempio un fabbricante di automobili può reperire i rifiuti che produce sia nel capitolo 12 (rifiuti dalla lavorazione e dal trattamento superficiale di metalli), che nel capitolo 11 (rifiuti inorganici contenenti metalli provenienti da trattamento e ricopertura di metalli) o ancora nel capitolo 08 (rifiuti da uso di rivestimenti), in funzione delle varie fasi della produzione.

Nota: I rifiuti di imballaggio oggetto di raccolta differenziata (comprese combinazioni di diversi materiali di imballaggio) vanno classificati alla voce 15 01 e non alla voce 20 01.

3.1. Se nessuno dei codici dei capitoli da 01 a 12 o da 17 a 20 si presta per la classificazione di un determinato rifiuto, occorre esaminare i capitoli 13, 14 e 15 per identificare il codice corretto.

3.2. Se nessuno di questi codici risulta adeguato, occorre definire il rifiuto utilizzando i codici di cui al capitolo 16.

3.3. Se un determinato rifiuto non è classificabile neppure mediante i codici del capitolo 16, occorre utilizzare il codice 99 (rifiuti non altrimenti specificati) preceduto dalle cifre del capitolo che corri­sponde all'attività identificata al punto 3.1. (si fa notare che l’utilizzo del codice 99 è esclusivamente residuale e che molte autorità competenti richiedono comunque una specificazione della tipologia nei documenti amministrativi riguardanti rifiuti con tale codice).

3.4. I rifiuti contrassegnati nell’elenco con un asterisco “*” sono rifiuti pericolosi ai sensi della direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti pericolosi e ad essi si applicano le disposizioni della mede­sima direttiva, a condizione che non trovi applicazione l’articolo 20 (esclusione dei rifiuti prodotti da nuclei domestici).

Si ritiene che tali rifiuti presentino una o più caratteristiche indicate nell’Allegato III della direttiva 2008/98/CE” che è stato trasposto nell’Allegato I alla parte IV del d.lgs. n.152/2006, “Caratteri­stiche di pericolo per i rifiuti”:

H1       “Esplosivo”: sostanze e preparati che possono esplodere per effetto della fiamma o che sono sensibili agli urti e agli attriti più del dinitrobenzene;
H2       “Comburente”: sostanze e preparati che, a contatto con altre sostanze, soprattutto se infiam­mabili, presentano una forte reazione esotermica;
H3-A   “Facilmente infiammabile”: sostanze e preparati

  • liquidi il cui punto di infiammabilità è inferiore a 21° C (compresi i liquidi estrema­mente infiammabili) o
  • che a contatto con l’aria, a temperatura ambiente e senza apporto di energia, possono riscaldarsi e infiammarsi,
  • solidi che possono facilmente infiammarsi per la rapida azione di una sorgente di accensione e che continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo l’allontanamento della sorgente di accensione, o
  • gassosi che si infiammano a contatto con l’aria a pressione normale, o
  • che, a contatto con l’acqua o l’aria umida, sprigionano gas facilmente infiammabili in quantità pericolose;

H3-B   “Infiammabile”: sostanze e preparati liquidi il cui punto di infiammabilità è pari o superiore a 21° C e inferiore o pari a 55° C;
H4       “Irritante”: sostanze e preparati non corrosivi il cui contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose può provocare una reazione infiammatoria;
H5       “Nocivo”: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, posso­no comportare rischi per la salute di gravità limitata;
H6       “Tossico”: sostanze e preparati (comprese le sostanze e i preparati molto tossici) che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi per la salute gravi, acuti o cronici e anche la morte;
H7       “Cancerogeno”: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre il cancro o aumentarne l’incidenza;
H8       “Corrosivo”: sostanze e preparati che, a contatto con tessuti vivi, possono esercitare su di essi un’azione distruttiva;
H9       “Infettivo”: sostanze contenenti microrganismi vitali o loro tossine, conosciute o ritenute per buoni motivi come cause di malattie nell’uomo o in altri organismi viventi;
H10     “Tossico per la riproduzione”: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetra­zione cutanea, possono produrre malformazioni congenite non ereditarie o aumentarne la frequenza;
H11     “Mutageno”: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre difetti genetici ereditari o aumentarne l’incidenza;
H12     Sostanze e preparati che, a contatto con l’acqua, l’aria o un acido, sprigionano un gas tossico o molto tossico;
H13(*)            “Sensibilizzanti”: sostanze e preparati che, per inalazione o penetrazione cutanea, possono dar luogo ad una reazione di ipersensibilizzazione per cui una successiva esposizione alla sostanza o al preparato produce effetti nefasti caratteristici;
H14     “Ecotossico”: sostanze e preparati che presentano o possono presentare rischi immediati o differiti per uno o più settori dell’ambiente;
H15     Sostanze e preparati suscettibili, dopo eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un’altra sostanza, ad esempio ad un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra elencate.

(*) Se disponibili metodi di prova

Note

  1. L’attribuzione delle caratteristiche di pericolo «tossico» (e «molto tossico»), «nocivo», «corrosivo», «irritante», «cancerogeno», «tossico per la riproduzione», «mutageno» ed «ecotossico» è effettuata secondo i criteri stabiliti nell’allegato VI della direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose (1).
  2. Ove pertinente si applicano i valori limite di cui agli allegati II e III della direttiva 1999/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 maggio 1999 concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura dei preparati pericolosi (2).

Metodi di prova

I metodi da utilizzare sono descritti nell’allegato V della direttiva 67/548/CEE e in altre pertinenti note del CEN.

Si ritiene inoltre che i rifiuti classificati come pericolosi in riferimento ai codici da H3 a H8 e ai codici H10 e H11 dell’allegato III della direttiva 2008/98/CE presentino una o più delle seguenti caratteristiche:

  • punto di infiammabilità ≤ 55 °C;
  • una o più sostanze classificate come molto tossiche in concentrazione totale ≥ 0,1%;
  • una o più sostanze classificate come tossiche in concentrazione totale ≥ 3%;
  • una o più sostanze classificate come nocive in concentrazione totale ≥ 25%;
  • una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione totale ≥ 1%;
  • una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione totale ≥ 5%;
  • una o più sostanze irritanti classificate come R41 in concentrazione totale ≥ 10%;
  • una o più sostanze irritanti classificate come R36, R37, R38 in concentrazione totale ≥ 20%;
  • una sostanza riconosciuta come cancerogena (categorie 1 o 2) in concentrazione ≥ 0,1%;
  • una sostanza riconosciuta come cancerogena (categoria 3) in concentrazione ≥ 1%;
  • una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categorie 1 o 2) classificata come R60 o R61 in concentrazione ≥ 0,5%;
  • una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categoria 3) classificata come R62 o R63 in concentrazione ≥ 5%;
  • una sostanza mutagena della categoria 1 o 2 classificata come R46 in concentrazione ≥ 0,1%;
  • una sostanza mutagena della categoria 3 classificata come R40 in concentrazione ≥ 1%;

Sono inoltre riportate le seguenti definizioni:

sostanza pericolosa: “qualsiasi sostanza che è o sarà classificata come pericolosa ai sensi della direttiva 67/548/CE e successive modifiche”;
metallo pesante: “qualunque composto di antimonio, arsenico, cadmio, cromo (VI), rame, piombo, mercurio, nichel, selenio, tellurio, tallio e stagno, anche quando tali metalli appaiono in forme metalliche classificate come pericolose”.

Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate con­centrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all'allegato I.
Per le caratteristiche da H3 a H8, H10 e H11, di cui all'allegato I, si applica quanto previsto al punto 3.4 del presente allegato. Per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14, di cui all'allegato I, la decisione 2000/532/CE non prevede al momento alcuna specifica.

Sono inoltre riportate le seguenti definizioni:

sostanza pericolosa: “qualsiasi sostanza che è o sarà classificata come pericolosa ai sensi della direttiva 67/548/CE e successive modifiche”;

metallo pesante: “qualunque composto di antimonio, arsenico, cadmio, cromo (VI), rame, piombo, mercurio, nichel, selenio, tellurio, tallio e stagno, anche quando tali metalli appaiono in forme metalliche classificate come pericolose”.

Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate con­centrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all'allegato I.

Per le caratteristiche da H3 a H8, H10 e H11, di cui all'allegato I, si applica quanto previsto al punto 3.4 del presente allegato. Per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14, di cui all'allegato I, la decisione 2000/532/CE non prevede al momento alcuna specifica.

Nelle more dell'adozione, da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di uno specifico decreto che stabilisca la procedura tecnica per l'attribuzione della caratte­ristica H14, sentito il parere dell'ISPRA, tale caratteristica viene attribuita ai rifiuti secondo le modalità dell'accordo ADR per la classe 9 - M6 e M7.

Occorre inoltre ricordare che le due direttive cui fa riferimento la classificazione, la 67/548/CEE e la 1999/45/CE sono progressivamente sostituite dal Regolamento CE n.1272/2008 (CLP), ad oggi adeguato al II adeguamento al progresso tecnico o ATP (il 1/12/2013 entrerà in vigore il III ATP) . Il nuovo sistema di classificazione introdotto dal Regolamento CLP è infatti obbligatorio per le sostanze dal 1/12/2010, mentre per le miscele (ex “preparati”) è facoltativo fino al 31/05/2015.

Alla classificazione secondo il nuovo sistema è affiancata anche quella secondo il “vecchio” sistema, necessaria ai fini della classificazione delle miscele ad oggi ancora vigente ed indispensabile per la classificazione dei rifiuti.

La direttiva 1999/45/CEE in effetti è relativa ai preparati, oggi “miscele”, ed esclude esplicitamente dalla sua applicazione le miscele di sostanze in forma di rifiuti proprio in quanto oggetto di direttive specifiche.

Per diverse caratteristiche di pericolo infatti, quali H3 (infiammabile, incluso facilmente infiamma­bile), H4 (irritante), H5 (nocivo), H6 (tossico, incluso molto tossico), H7 (cancerogeno), H8 (corrosivo), H10 (tossico per la riproduzione), H11 (mutageno) è lo stesso allegato D al D.Lgs. n.152/2006 e s.m.i. a stabilire i limiti di concentrazione, o di punto d’infiammabilità nel caso dell’H3, per l’attribuzione ai rifiuti caratterizzati da voce specchio.

Tali limiti differiscono, semplificando, da quelli previsti dalla direttiva 1999/45/CE, dei cui limiti comunque, anche per essi, oltre che per l’H14 e ad eccezione delle caratteristiche H3 ed H4, viene richiamata l’applicazione, “ove pertinente”, probabilmente al fine di sanare quei casi che non risultano “coperti” dai criteri dell’allegato D, come ad es. il caso dei rifiuti a pH estremo.

Le direttive 67/548/CEE (DSD) e 1999/45/CE (DPD) ed il Regolamento CLP sono infatti dedicati a sostanze o miscele destinate ad essere immesse sul mercato, ossia nell’ambiente, mentre in effetti ad es. l’ecotossicità, per i rifiuti rileva praticamente se il rifiuto è destinato ad operazioni di recupero o smaltimento (già soggette a significativi vincoli tecnico-amministrativi) in ambiente acquatico o se è comunque a rischio di immissione in tale ambiente, a parte il rischio per lo strato di ozono, dunque criteri specifici di applicazione sono ritenuti necessari.

In proposito si segnala che la classe 9 ADR è relativa a “materie ed oggetti pericolosi diversi” ed in particolare le voci M6 ed M7 si riferiscono alle materie pericolose per l’ambiente acquatico rispettivamente liquide e solide (si nota che ciò esclude automaticamente la pericolosità per lo strato di ozono).

Si segnala inoltre che l’ISS ha emanato il parere Protocollo N. 29320 – 16/05/2008 in merito alla classificazione dei rifiuti esibenti pH estremi ed il parere 19 gennaio 2012, prot. n. 2002 circa la proposta operativa elaborata dal tavolo tecnico sulla classificazione dei rifiuti caratterizzati da pH estremi.

Si ritiene infine utile segnalare la disponibilità sul server dell’Unione Europea (EurLex) di un testo del Regolamento CLP consolidato al II ATP: l’allegato VII contiene la tabella aggiornata di conversione dalla classificazione secondo la direttiva 67/548/CEE alla classificazione secondo il Regolamento stesso.

 Per quanto riguarda i Policlorobifenili (PCB), la cui presenza è piuttosto diffusa a causa del massiccio utilizzo che ne fu fatto in apparecchiature elettriche, si ritiene utile riportarne la defini­zione contenuta nel d.lgs. n.209/99 (“Attuazione della direttiva 96/59/CE relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili”), secondo cui per PCB si intendono oltre ai policlorodifenili, i policlorotrifenili, il monometiltetraclorodifenilmetano, il monometildiclorodi­fenilmetano, il monometildibromodifenil-metano e ogni loro miscela che presenti una concentra­zione complessiva superiore allo 0,005% in peso (50 ppm). Quest’ultima assimilazione è particolarmente importante in quanto comporta che i rifiuti contenenti PCB in concentrazione superiore ai 50 ppm siano da considerare pericolosi.

 Infine si ritiene altrettanto utile fare presente che i rifiuti che contengono i seguenti inquinanti organici persistenti o POPs, tra cui molti insetticidi pesticidi e sostanze ubiquitarie:

  • Acido perfluoroottanosulfonato e suoi derivati (PFOS)
  • Aldrin
  • Clordano
  • Clordecone
  • DDT
  • Dieldrin
  • Eldrin
  • Eptacloro
  • Esabromobifenile
  • Esaclorobenzene
  • Esaclorocicloesani, compreso il lindano
  • Mirex
  • Polibromodifenileteri o PBDE ed in particolare i tetraBDE, pentaBDE, esaBDE ed eptaBDE
  • PCB
  • PCDD e PCDF (dibenzodiossine e dibenzofurani policlorurati)
  • Pentaclorobenzene
  • Toxafene

al di sopra di specifiche soglie, sono oggetto delle disposizioni del Regolamento n.850/2004/CE e s.m.i., che attua le disposizioni della Convenzione di Stoccolma sui POPs.

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Altre tipologie di rifiuti che possono essere prodotti nell’uso confinato dei MOGM e potenzialmente contaminati, potrebbero indicativamente afferire alle seguenti categorie:

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L’infettività è una della caratteristiche di pericolo per cui mancano i criteri di riferimento sia a livello comunitario che a livello nazionale, per cui l’assegnazione di tale caratteristica è effettuata esclusivamente sulla base della provenienza e della valutazione soggettiva del produttore del rifiuto. Del resto trattandosi di una caratteristica che non è legata alla composizione, non è ovviamente definita nella normativa sulla classificazione delle sostanze e miscele. È invece definita nell’ambito degli accordi internazionali sul trasporto delle sostanze pericolose, stradale (ADR), ferroviario (ADN) e fluviale (ADN) recepiti con direttiva comunitaria 2008/68/CE (D.Lgs. n.35/2010, gli accordi 2013 sono stati recepiti con direttiva 2012/45/CE, a livello nazionale DM 21/01/2013). Tali accordi (in particolare si farà riferimento all’ADR, ma le classi sono armonizzate) prevedono:

  • una specifica “Classe 6.2 Materie infettanti” (I1, I2, I3 e I4);
  • nell’ambito della “Classe 9. Materie e oggetti pericolosi diversi”, la sottoclasse “M8 Microrga­nismi e organismi geneticamente modificati”.

Le classificazioni ADR saranno approfondite nell’appendice A.

Ai fini della classificazione è dunque indispensabile conoscere la “storia” del rifiuto (provenienza, natura, processi e/o percorsi). Fonti informative utili a tale fine sono costituite da:

  • le schede dei dati di sicurezza (MSDS), informazioni o certificazioni del produttore delle sostanze o preparati/miscele che compongono il materiale/rifiuto;
  • le informazioni sull'apparecchiatura e/o dispositivo che ha prodotto il rifiuto, messe a disposizione dal fornitore (istruzioni per l’uso);
  • le informazioni sul processo che ha originato il rifiuto;
  • la caratterizzazione del rifiuto mediante analisi di laboratorio.

È sempre consigliata l’inattivazione dei MOGM, potenziali contaminanti del rifiuto o dell’effluente.

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