Inattivazione dei rifiuti

La normativa italiana non fornisce indicazioni sulla definizione di “inattivazione”.

 Si riportano nella Tabella 1 le definizioni proposte dal Regolamento sulla gestione dei rifiuti sanitari, DPR 15 luglio 2003, pur se non applicabile ai MOGM, confrontate con quelle riportate nelle norme UNI EN 12461: 2000 e UNI EN 12470: 2002, dalla norma UNI 10834/1 e da altri riferimenti internazionali autorevoli quali le linee guida dell’ US National Insitutes of Health “NIH Guidelines for Research Involving Recombinant or Synthetic Nucleic Acid Molecules” (ultima revisione marzo 2013), e la 5° edizione di “Biosafety in Microbiological and Biomedical Laboratories (BMBL)”, Appendice B dell’US Department of Health and Human Services Centers for Disease Control and Prevention con il National Institutes of Health.

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Per quanto riguarda le procedure di decontaminazione, lavaggio, confezionamento e sterilizzazione si può fare riferimento alle “Linee Guida sull'attività di sterilizzazione quale protezione collettiva da agenti biologici per l'operatore nelle strutture sanitarie” pubblicate sul sito ISPESL in area “Documentazione” (indirizzo http://www.ispesl.it/linee_guida/fattore_di_rischio/LGAgeBiolSter.asp) avendo cura di verificare le compatibilità delle indicazioni ivi riportate con la normativa specifica sui rifiuti. Ad esempio, nel caso di laboratori, stabulari, serre e camere di crescita e di livelli di contenimento fino a 3, in cui l’autoclave può essere situata al di fuori della struttura confinata e probabilmente al servizio anche di altre unità, è utile conoscere anche le disposizioni del DPR 215/2003, ovvero della norma UNI 10384/94.

Disinfezione

La disinfezione non assicura un “overkill” e quindi è carente nel garantire i margini di sicurezza raggiungibili con la sterilizzazione. L’efficacia di una procedura di disinfezione è controllata signi­ficativamente da un numero di fattori ciascuno dei quali può avere un effetto pronunciato sul risultato finale.

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 La disinfezione è una procedura che riduce il livello di contaminazione microbica, in base al livello di attività del disinfettante utilizzato. Per definizione la disinfezione chimica ed in particolare la disinfezione di alto livello, differisce dalla sterilizzazione chimica per la sua assenza di potere sporicida. Anche se alcuni disinfettanti a concentrazioni elevate e dopo diverse ore di esposizione possono ridurre il numero delle spore.

Generalmente si distinguono tre livelli di disinfezione. La disinfezione di livello basso utilizza disinfettanti in gradi di eliminare la maggior parte dei batteri, alcuni funghi e virus, ma non i mi­crorganismi resistenti come il Micobacterium tubercolosis e le spore. Con la disinfezione di livello intermedio sono inattivati tutti i batteri in forma vegetativa (compreso M. tubercolosis), la maggior parte dei virus e del funghi, ma non necessariamente le spore. Nella disinfezione di elevato livello si ottiene la distruzione di tutti i microrganismi ad eccezione di un certo numero di spore batteriche. La principale eccezione alle regole dell’inattivazione microbica e della decontaminazione è il prione del morbo di Creutzfeldt-Jakob o altri prioni responsabili delle encefalopatie spongiformi trasmissibili del sistema nervoso centrale di esseri umani o animali. Gli studi effettuati mostrano che i prioni sono resistenti alle prassi convenzionali di sterilizzazione chimica e/o termica.

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La resistenza alla decontaminazione di alcuni organismi saggiati è illustrata nel diagramma a piramide di Tabella 3.

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Note: ci sono eccezioni alla lista. Gli Pseudomonas spp sensibili ai disinfettanti, se formano biofilm le cellule protette possono approssimare la loro resistenza a quella delle spore batteriche.

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