Valutazione del rischio biologico dell’impiego confinato

VALUTAZIONE DEL RISCHIO BIOLOGICO DELL’IMPIEGO CONFINATO

La valutazione del rischio biologico ha lo scopo di individuare le diverse tipologie di pericoli connessi alla manipolazione degli agenti biologici al fine di rimuovere, o ridurre, ad un livello accettabile, il rischio di contaminazione degli operatori, dei campioni, dell’ambiente della comunità in genere.

Un agente biologico è definito, secondo la normativa vigente (Direttiva 2000/54/CE), come “un qualsiasi microrganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano, che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni” in lavoratori esposti.

Un microrganismo è definito come un’entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o di trasferire materiale genetico.

Gli agenti biologici sono stati classificati in quattro gruppi a seconda del livello di rischio di infezione:

  • Gruppo 1 – Agente biologico che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani.
  • Gruppo 2 – Agente biologico che può causare malattia in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi nella comunità; sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche.
  • Gruppo 3 – Agente biologico che può causare gravi malattie in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche.
  • Gruppo 4 – Agente biologico che può provocare gravi malattie in soggetti umani e rappresenta un serio rischio per i lavoratori; può presentare un elevato rischio di diffusione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

Un microrganismo geneticamente modificato (MOGM), secondo la Direttiva 2009/41/CE, è “un microrganismo (entità microbiologica, cellulare e non cellulare, capace di replicarsi o trasferire materiale genetico, compresi virus, viroidi, cellule animali e vegetali in coltura) il cui materiale genetico è stato modificato in un modo non naturale, mediante moltiplicazione o ricombinazione naturale”.

Nell’allegato I (parte A) della suddetta direttiva sono contenute informazioni sulle tecniche da considerare idonee all’ottenimento di un microorganismo geneticamente modificato:

  • tecniche di ricombinazione di acido nucleico che comportano la formazione di nuove combinazioni di materiale genetico mediante inserimento di molecole di acido nucleico prodotte con qualsiasi mezzo diverso da un organismo, in un virus, in un plasmide batterico o in altro sistema vettore e il loro inserimento in un organismo ospite nel quale non si presentano in natura ma nel quale sono in grado di moltiplicarsi in maniera continuativa;
  • tecniche che ricorrono all’introduzione diretta in un microrganismo di materiale ereditabile preparato al di fuori dello stesso, comprese la microinoculazione, la macroinoculazione e la microincapsulazione;
  • tecniche di fusione cellulare o di ibridazione che producono cellule vive con nuove combinazioni di materiale genetico ereditabile mediante la fusione di due o più cellule con metodi non presenti in natura .

Nella seconda parte dell’allegato I (parte B) vengono indicate invece le tecniche non considerate come risultato di modificazioni genetiche:

  • fecondazione in vitro;
  • processi naturali quali trasduzione, trasformazione, coniugazione;
  • induzione della poliploidia.

Un MOGM quindi è costituito da: organismo ospite, nel quale l’informazione genica viene inserita; organismo donatore, dal quale viene ottenuta l’informazione; vettore che trasferisce l’informazione tra questi organismi; inserto che contiene uno o più geni in grado di rivelare l’attività biologica.

Ciascuna di queste parti, insieme al costrutto finale, deve essere presa in considerazione al fine di ottenere un’accurata e corretta valutazione del rischio.

Ricadono sotto la nuova normativa tutte le attività che comportano l’uso di MOGM, inclusa la semplice conservazione (stoccaggio) di ceppi o linee cellulari.

Il processo di valutazione del rischio indicato nella Direttiva 2009/41/CE si basa sull’attuazione di due procedure. La prima procedura prevede l’identificazione delle caratteristiche potenzialmente nocive del MOGM (rischio), l’attribuzione al MOGM di una classe iniziale (classi da 1 a 4), sulla base degli effetti nocivi potenziali e la valutazio­ne della probabilità con cui gli effetti nocivi possono verificarsi sia su soggetti umani sia sull’ambiente, tenendo conto della natura e della portata del lavoro svolto e delle misure di contenimento adottate sulla base della classificazione iniziale del MOGM. La seconda procedura prevede la classificazione definitiva del MOGM, l’individuazione delle misure di contenimento concrete per garantire la sicurezza durante l’attività implicante l’uso di microrganismi geneticamente modificati.

Il livello di classificazione definito mediante la valutazione del rischio determina i requisiti relativi al contenimento per le attività connesse ai MOGM, conformemente all’allegato IV della Direttiva.

Le due procedure da seguire per effettuare una corretta valutazione del rischio sono specificate nel Decreto Ministeriale 25 settembre 2001.

Gli elementi per la valutazione del rischio specificati nei paragrafi 1 e 2 dell’allegato III comprendono tra l’altro la valutazione degli effetti potenzialmente nocivi per la salute umana e l’ambiente. Sono ritenuti potenzialmente nocivi quegli effetti suscettibili di causare malattie, vanificarne la profilassi o la terapia e promuovere l’insediamento e/o la diffusione nell’ambiente di microrganismi che possono produrre effetti negativi su popolazioni naturali o effetti dannosi in seguito al trasferimento di geni in altri organismi. La valutazione comporta l’analisi dei rischi collegati agli effetti potenzialmente nocivi per ciascuna attività e la loro attribuzione alle diverse classi definite nell’articolo 5, tenendo conto sia della natura che della portata delle operazioni per stabilire quali siano le attrezzature di contenimento finale necessarie. Il grado di rischio connesso agli impieghi confinati e ai processi di costruzione di microrganismi geneticamente modificati (MOGM) dipende dalla gravità degli effetti potenzialmente nocivi per la salute umana o l’ambiente e dalla possibilità che questi effetti si verifichino realmente. In sede di valutazione del rischio si considera l’esposizione di soggetti umani o dell’ambiente ai MOGM, durante le normali operazioni svolte in una struttura di impiego confinato o in caso di dispersione accidentale nell’ambiente. Il livello di classificazione, definito mediante la valutazione del rischio, determina i requisiti relativi al contenimento per le attività connesse ai MOGM, conformemente all’allegato IV.

Immagine1

Lo schema sintetizza la procedura della valutazione del rischio e della sua gestione.

dividerVALUTAZIONE DEL RISCHIO DELL’IMPIEGO CONFINATO

La valutazione di cui all’articolo 5, comma 2, si deve basare sui seguenti elementi:

 PROCEDURA 1

  1. Individuazione di tutti gli effetti potenzialmente nocivi dell’impiego confinato

L’identificazione delle caratteristiche potenzialmente nocive del MOGM, determinate dalla modificazione genetica o da eventuali cambiamenti degli elementi tipici dell’orga­nismo ricevente.

Sono considerati effetti potenzialmente nocivi:

  • affezioni degli esseri umani, inclusi gli effetti tossici o allergici;
  • malattie degli animali o delle piante;
  • effetti negativi dovuti all’impossibilità di curare la malattia o di predisporre un’efficace profilassi;
  • effetti negativi dovuti alla colonizzazione o alla diffusione nell’ambiente;
  • effetti negativi dovuti al trasferimento per via naturale ad altri organismi del materiale genetico inserito.

Tali informazioni si evidenziano da una disamina delle singole caratteristiche biologico-molecolari dell’organismo ricevente, dell’organismo donatore, dell’inserto, del sito di inserzione e del relativo vettore. È importante rilevare che la modificazione genetica di un microrganismo può modificare le sue caratteristiche biologiche e quindi può diminuire, aumentare o lasciare inalterato il potenziale di danno di un MOGM sulla salute umana e sull’ambiente.

Organismo ricevente:

  • la patogenicità e virulenza, infettività, allergenicità, tossicità e possibilità di fungere da vettore di agenti patogeni;
  • la natura dei vettori indigeni e degli agenti avventizi laddove sussiste il rischio di una mobilizzazione del materiale genetico inserito;
  • la frequenza della mobilizzazione del materiale genetico inserito, se presente;
  • la natura e stabilità delle eventuali mutazioni disabilitanti;
  • le eventuali modificazioni genetiche precedenti;
  • la gamma degli organismi ospiti, se pertinenti;
  • gli eventuali tratti fisiologici significativi che potrebbero essere alterati nel MOGM finale o la relativa stabilità, se pertinenti;
  • l’habitat naturale e la distribuzione geografica;
  • la partecipazione significativa in processi ambientali naturali (ad es. fissazione dell’azoto, regolazione del pH);
  • l’interazione con altri organismi nell’ambiente e gli effetti su di essi, incluse le eventuali caratteristiche di competitività, patogenicità o simbiosi;
  • la capacità di formare strutture di sopravvivenza (ad es. spore o sclerozi).

Inserto:

  • l’identità e le funzioni specifiche dell’inserto (geni);
  • il livello di espressione del materiale genetico inserito;
  • l’origine del materiale genetico, l’identità dell’organismo o degli organismi donatori e loro caratteristiche, se pertinenti;
  • la storia di eventuali modificazioni genetiche precedenti;
  • l’ubicazione del materiale genetico inserito (possibilità di attivazione/disattiva­zione di geni dell’organismo ospite a seguito dell’inserzione)

Vettore:

  • la natura e l’origine dei vettori;
  • la struttura e la quantità dell’acido nucleico del vettore e/o del donatore che rimane nel costrutto finale del microrganismo modificato;
  • la frequenza di mobilizzazione del vettore inserito (se presente nel MOGM finale) e/o la capacità di trasferimento di materiale genetico.

Organismo donatore:

Devono essere prese in considerazione per esperimenti di fusione o esperimenti “shotgun” dove l’inserto non è ben caratterizzato:

  • la patogenicità, virulenza, infettività, tossicità e possibilità di fungere da vettore di agenti patogeni;
  • la natura dei vettori indigeni:
  • sequenza;
  • frequenza di mobilizzazione e specificità;
  • presenza di geni che conferiscono resistenza a sostanze antimicrobiche compresi gli antibiotici;
  • la gamma degli organismi ospiti;

 

Valutazione dell’incidenza del MOGM sulla salute umana e sull’ambiente

Per quanto attiene al microrganismo geneticamente modificato ottenuto è necessario valutare gli effetti potenzialmente nocivi che può avere sulla salute umana e sull’ambiente.

Gli aspetti che vanno presi in considerazione in ordine alla salute umana sono:

  • gli effetti tossici o allergenici attesi correlati al MOGM e/o ai suoi prodotti metabolici;
  • il confronto della patogenicità del MOGM con quella del ricevente oppure, se pertinente, dell’organismo parentale;
  • la capacità di colonizzazione attesa;
  • la possibilità che il microrganismo sia patogeno per soggetti umani immuno­competenti;
  • le malattie provocate dal MOGM e i meccanismi di trasmissione;
  • il livello di invasività e la virulenza;
  • la dose infettiva;
  • i possibili cambiamenti della via di infezione o della specificità tissutale;
  • la possibilità di sopravvivenza del MOGM al di fuori di un organismo umano;
  • la stabilità biologica;
  • lo spettro di resistenze agli antibiotici;
  • l’allergenicità;
  • la tossinogenicità;
  • la disponibilità di terapie e misure profilattiche adeguate.
  • gli ecosistemi nei quali il microrganismo in questione potrebbe essere invo­lontariamente rilasciato dalla struttura di impiego confinato;
  • l’attesa circa la capacità di sopravvivenza e moltiplicazione e la portata della disseminazione del microrganismo modificato negli ecosistemi identificati;
  • l’anticipazione delle conseguenze dell’interazione tra il microrganismo modifi­cato e gli organismi o i microrganismi che potrebbero entrare in contatto in caso di immissione accidentale nell’ambiente;
  • gli effetti noti o prevedibili sulle piante e sugli animali quali patogenicità, tossicità, allergenicità, trasmissione di agenti patogeni, modificazione nella resi­stenza agli antibiotici, alterazione del tropismo o della specificità per organismi ospiti, colonizzazione;
  • il coinvolgimento noto o prevedibile in processi biogeochimici.
  1. Caratteristiche dell’impiego confinato

L’analisi di valutazione del rischio, in una prima fase si basa sull’identificazione delle potenziali caratteristiche nocive del MOGM esaminando i rischi associati al ricevente, all’organismo donatore, al vettore e all’eventuale inserto; a questo processo deve seguire una prima classificazione dell’impiego confinato.

Classificazione iniziale del MOGM

I paragrafi da 3 a 5 dell’allegato III specificano che la prima fase del processo di valutazione del rischio di un MOGM è l’identificazione delle sue potenziali caratteristiche nocive e una prima classificazione mediante l’identificazione dei rischi associati al ricevente, all’organismo donatore se di pertinenza, al vettore e all’eventuale inserto. A tale scopo può essere utile tenere conto oltre che delle caratteristiche generali specificate per la classe 1 al paragrafo 4 dell’allegato III anche degli opportuni ed aggiornati schemi di classificazione nazionali e internazionali (inclusa la Direttiva 2000/54/CE). Le corrispondenti misure di contenimento e le altre misure di protezione specificate nell’allegato IV possono fungere da riferimento per stabilire se occorrono provvedimenti più severi di contenimento e protezione per limitare gli effetti nocivi identificati.

Per stabilire il livello di rischio dei danni, dovuti alle proprietà nocive del MOGM, occorre valutare la gravità del danno e le altre caratteristiche biologiche (ad esempio le mutazioni disabilitanti) suscettibili di limitarne la probabilità. La gravità degli effetti nocivi deve essere stimata a prescindere dalla probabilità con cui essi si potrebbero verificare realmente. Per determinare la gravità dei possibili danni occorre valutare le eventuali conseguenze e non la probabilità del verificarsi del danno. Ad esempio, nel caso di un agente patogeno, occorre stimare la gravità della malattia partendo dal presupposto che la specie suscettibile è stata effettivamente infettata. L’attribuzione del MOGM ad una classe iniziale implica una valutazione della gravità in questo senso. Gli schemi di classificazione, come quello contenuto nella Direttiva 2000/54/CE, tengono conto della gravità delle conseguenze. Tuttavia molti schemi sono basati solo su considerazioni relative o alla salute umana o all’ambiente. Occorre dunque valutare la gravità degli effetti nocivi del MOGM in questione tenendo conto delle due dimensioni.

  1. Gravità degli effetti potenzialmente nocivi

Il livello di rischio dei danni dovuti alle proprietà nocive del MOGM viene stabilito dalla valutazione della gravità del danno e dalle altre caratteristiche biologiche (ad es. mutazioni disabilitanti) suscettibili di limitarne la probabilità di accadimento.

L’entità degli effetti nocivi deve essere valutata a prescindere dalla probabilità con cui essi si possano verificare nella realtà, quindi per realizzare una stima della gravità è necessario valutare le possibili conseguenze in modo distinto dalla probabilità del verificarsi del danno.

Ad esempio, nel caso di un agente patogeno, occorre stimare la gravità della malattia partendo dal presupposto che la specie suscettibile possa essere effettivamente infettata. L’attribuzione del MOGM ad una classe iniziale, implica una valutazione della gravità in questo senso. Gli schemi di classificazione, come quello contenuto nella Direttiva 2000/54/CE, tengono conto della gravità delle conseguenze. Occorre dunque valutare la gravità degli effetti nocivi del MOGM in questione tenendo conto delle due dimensioni.

  1. Probabilità che gli effetti potenzialmente nocivi si verifichino

I fattori da valutare nel determinare il grado di probabilità che si verifichi un evento dannoso riguardante un determinato MOGM sono il livello e la natura dell’esposizione di soggetti umani o dell’ambiente ad esso.

In diversi casi l’esposizione svolge un ruolo fondamentale nella valutazione del rischio, poiché spesso è determinante nel verificarsi dell’eventuale effetto dannoso. La probabilità di esposizione di soggetti umani o dell’ambiente ad un determinato MOGM è correlata al tipo di attività effettuate e alle condizioni di contenimento applicate corrispondenti alla classificazione iniziale.

Al fine di stimare la probabilità di un’esposizione di soggetti umani o dell’ambiente ad un MOGM è necessario inoltre valutare la natura e la portata delle attività lavorative svolte, senza dimenticare che tali fattori influenzano anche la scelta delle procedure di gestione del rischio.

Natura delle attività da svolgere

Il grado di rischio e l’adozione di misure di protezione per ridurre tale rischio ad un livello adeguato, dipendono dalla natura delle attività da svolgere, poiché esse determinano l’esposizione di soggetti umani e dell’ambiente al rischio e dunque la possibilità che si verifichi un danno. In funzione della natura delle attività da svolgere viene utilizzata una delle tabelle specificate nell’allegato IV che definiscono le misure adeguate di conte­nimento e di protezione. In pratica, per i lavori svolti in laboratorio, dove l’influenza delle procedure standard sull’esposizione è ben nota, è improbabile che venga richiesta una valutazione dettagliata del rischio di ogni singola procedura, a meno che non si utilizzi un organismo estremamente pericoloso. Tuttavia potrebbero essere necessarie considerazioni più specifiche per procedure non routinarie o per procedure che potrebbero avere implicazioni significative per il livello di rischio, come nel caso di processi in cui viene generato aerosol.

Concentrazione e portata

La densità di una coltura può comportare il rischio di esposizione ad alte concentrazioni di un particolare MOGM, soprattutto nelle fasi a valle di un processo. Occorre dunque valutare attentamente gli effetti della concentrazione del MOGM sulla probabilità che si verifichi un evento dannoso. Anche la portata delle operazioni è un fattore da conside­rare in sede di valutazione del rischio. Tale fattore può essere espresso in termini di volume assoluto di un’unica operazione oppure in termini di frequenza di un determi­nato processo ripetitivo, poiché entrambi possono concorrere ad aumentare la possibilità di esposizione se dovessero fallire le misure di contenimento e protezione e quindi influire sulla probabilità che si verifichi un evento dannoso. Sebbene le operazioni su vasta scala non comportino necessariamente un livello di rischio più elevato, esse potrebbero comunque aumentare la possibilità di esposizione sia in termini di numero di soggetti umani sia di quantità di esposizione dell’ambiente in caso di cattivo funziona­mento delle misure di contenimento. Sulla base della portata delle operazioni si sceglie nell’allegato IV la tabella che risulta essere più adeguata all’applicazione delle misure di contenimento e protezione.

Condizioni relative alle colture

In molte attività di impiego confinato le colture vengono realizzate in ambiente rigorosamente controllato. Il tipo e la configurazione dei contenitori o di altre attrezza­ture utilizzate per la crescita delle colture influisce sul grado di rischio per la salute umana e l’ambiente.

Risulta necessario inoltre prendere in considerazione l’affidabilità e le possibili anomalie delle attrezzature, poiché eventuali malfunzionamenti possono comportare un aumento del rischio espositivo, a tal fine è importante prevedere eventuali misure di contenimento supplementari quando la probabilità di possibili disfunzioni sia elevata.

Procedure operative standard relative al personale che svolge lavori a contatto con le colture di MOGM, quali centrifugazione o sonicazione, hanno una influenza di rilievo sull’efficacia delle misure di contenimento utilizzate.

Le condizioni colturali sono esse stesse misure di contenimento fisico, e le misure biologiche e chimiche utilizzate per proteggere i lavori svolti in laboratorio possono contribuire in maniera significativa al rafforzamento delle misure di contenimento. Una possibile misura biologica di contenimento è l’uso di mutanti auxotrofi per i quali occorrono fattori di crescita specifici. Esempi di misure di contenimento chimico sono le soluzioni disinfettanti mantenute in sistemi di drenaggio.

L’intensità e la natura dell’esposizione dell’ambiente e l’eventuale presenza di bioti che possono subire effetti negativi se esposti al MOGM in questione sono elementi ambientali importanti.

Ambiente potenzialmente esposto

Nella valutazione del rischio in conformità a quanto definito dalla normativa di riferimento, è necessario considerare anche caratteristiche ambientali delle aree potenzial­mente esposte e l’incidenza che queste possono avere sul prodursi di possibili effetti dannosi.

In genere l’ambiente potenzialmente esposto viene identificato con il luogo di lavoro e con l’area immediatamente circostante. Tuttavia, sulla base delle caratteristiche specifiche dell’impiego confinato e dell’impianto, nel quale avvengono le attività lavorative, potreb­be essere opportuno considerare un ambiente più ampio.

La portata dell’esposizione dell’ambiente può dipendere dalla natura e dalla portata dell’attività svolta, ma occorre tenere in considerazione anche tutte le possibili modalità di trasmissione nell’ambiente circostante. In questo caso potrebbe trattarsi di modalità fisiche (tubature di scarico locali, corsi d’acqua, smaltimento dei rifiuti, movimenti delle correnti d’aria) e vettori biologici (movimento di animali e insetti infettati).

Presenza di specie suscettibili

La possibilità che si verifichi realmente un danno dipende anche dall’eventuale presenza di specie suscettibili (uomo, animali o piante) nell’ambiente potenzialmente esposto.

Ambiente favorevole alla sopravvivenza del MOGM

La possibilità che il MOGM possa sopravvivere e perdurare nell’ambiente è un fattore determinante in sede di valutazione del rischio.

Effetti sull’ambiente fisico

Occorre anche valutare gli effetti dannosi connessi a un MOGM sia diretti, sia indiretti dovuti ad un’alterazione significativa delle caratteristiche fisico-chimiche e/o dell’equili­brio ecologico delle componenti del suolo o dell’acqua nell’ambiente esposto.

 

PROCEDURA 2

  1. Classificazione definitiva e determinazione delle misure di contenimento

Una volta esaminate tutte le potenziali caratteristiche dannose in termini di gravità e di probabilità, tenendo in debita considerazione gli effetti delle misure di contenimento e di protezione indicate nella classificazione iniziale dell’organismo ricevente, si può procedere alla classificazione definitiva e alla determinazione delle misure di conte­nimento per il MOGM in questione. Per classificare il MOGM e determinare le relative misure di confinamento, in via definitiva, occorre rivedere la classificazione iniziale per stabilirne la correttezza, tenendo presente le attività e le caratteristiche delle operazioni proposte. Un confronto tra la classificazione iniziale e le relative misure di conteni­mento da un lato, e la classe e le misure di contenimento definitive dall’altro, può dare tre risultati differenti.

  • Si constatano effetti negativi che non sono stati presi adeguatamente in considerazione nella classificazione iniziale e che non sarebbero opportunamente limitati dalle misure di contenimento provvisorie stabilite con la procedura 1. Occorre dunque applicare ulteriori misure di contenimento e possibilmente rivedere la classificazione dell’attività.
  • La classificazione iniziale era corretta e le misure di contenimento che ne derivano sono adatte a prevenire o minimizzare i danni alla salute umana o all’ambiente.
  • La classificazione iniziale è di livello superiore rispetto a quanto necessario per l’attività svolta e di conseguenza sarebbe opportuno utilizzare una classificazione inferiore con relative condizioni di contenimento.
  1. Conferma dell’adeguatezza delle misure di contenimento definitive

Una volta stabilite la classificazione e le condizioni di contenimento definitive, occorre rivalutare il livello dell’esposizione di soggetti umani e dell’ambiente (procedura 1). Ne dovrebbe risultare una conferma dell’accettabilità del grado di probabilità degli effetti nocivi, vista la natura e la portata delle operazioni e le condizioni di contenimento pro­poste. A questo punto il processo di valutazione del rischio è concluso.

Conformemente all’articolo 6, paragrafo 2 della Direttiva, se la natura o la portata dei lavori da svolgere cambiano in misura significativa, oppure se sono disponibili nuovi dati scientifici o tecnici, tali da inficiare la valutazione del rischio iniziale, quest’ultima deve essere rivista alla luce dei cambiamenti subentrati. Per tutelare la salute umana e l’ambiente occorre modificare immediatamente le condizioni di contenimento in base all’esito della nuova valutazione del rischio.

La classificazione e le misure di contenimento e protezione che, a seguito della valuta­zione del rischio sono ritenute necessarie per contenere in misura adeguata il MOGM durante le operazioni proposte, consentono di classificare l’ attività di impiego confinato in quattro classi. L’allegato IV della direttiva, specifica le misure di contenimento e di protezione per ciascuna classe di impiego confinato.

Dalla classificazione delle attività di impiego confinato relative ai MOGM dipendono anche i requisiti di carattere amministrativo.

In caso di dubbio relativamente alla classificazione definitiva e alle condizioni di conte­nimento è consigliabile contattare l’autorità competente.

 

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